Risk Management: facciamo il punto

Agosto 2, 2022

Risk Management: facciamo il punto

Risk Management

Quello del Risk Management è uno dei temi più urgenti per le aziende di tutti i settori produttivi. A partire dal 2020, con la diffusione della pandemia da Covid-19, e a seguire con tutte le altre contingenze negative che si sono susseguite, dalla crisi delle materie prime alla guerra contro l’Ucraina, i rischi per le aziende si sono moltiplicati e non sempre i business si sono trovati – e si trovano – preparati ad affrontarli.

Anche Niuma ha voluto approfondire alcuni temi relativi alla gestione del rischio negli ultimi mesi. Ripercorriamo insieme i contenuti più salienti:

  1. La mappa del rischio aziendale come guida del business

Partiamo con il primo strumento di Risk Management: la mappa del rischio aziendale. In questo articolo abbiamo analizzato che tipo di strumento sia, per cosa sia progettato e abbiamo poi raccolto i cinque passi da effettuare nella progettazione della propria mappa del rischio.

  1. I rischi legati al Procurement nel 2022

Come abbiamo già detto in apertura, il 2020 e il 2021 hanno portato enormi sconvolgimenti travolgendo inevitabilmente anche gli approvvigionamenti. In questo articolo, dunque, abbiamo parlato di Risk Management, approfondendo i rischi più urgenti nel 2022 per le organizzazioni.

  1. Rischio di fornitura: come gestirlo?

Per chi lavora nel procurement il Risk Management è, prima di tutto, gestione del rischio di fornitura. Le aziende che lavorano con fornitori terzi, quindi, dovrebbero concentrarsi sulle strategie per la gestione del rischio di fornitura; con un’attenzione particolare al rapporto coi fornitori e alla compliance ESG e normativa.

  1. Rischi di fornitura: dall’identificazione alla valutazione, la nuova soluzione di Niuma

Per chiudere questo focus sul Risk Management, non potevamo non citare la nostra soluzione per gestire il rischio di fornitura. Una soluzione che raccoglie i 3 step fondamentali del Risk Management: Identificazione, Analisi e Valutazione del rischio; una soluzione sperimentata al fianco di GEFRAN, nostra storica partner.

Rischi di fornitura: dall’identificazione alla valutazione, la nuova soluzione di Niuma

Giugno 20, 2022

Rischi di fornitura: dall’identificazione alla valutazione, la nuova soluzione di Niuma

Artificial Intelligence Nuove Tecnologie Risk Management

Il nostro CEO, Giovanni Baruffini, ha parlato alla redazione di The Procurement della nuova soluzione di Niuma per l’individuazione dei rischi di fornitura.

Nel corso dell’ultimo Meet Up, organizzato lo scorso 18 maggio, Niuma ha diffuso i risultati del progetto EPICS (EProcurement Innovation for Challenging Scenarios). Ha dato una panoramica sulle soluzioni realizzate grazie all’applicazione dell’AI e l’attenzione dei partecipanti all’evento si è concentrata, tra gli altri, sul tema della gestione dei rischi di fornitura.

Complice di questo interesse la presenza di Stefano Mazzola, CPO di GEFRAN SpA, al fianco della quale Niuma – sua partner da anni – ha potuto sperimentare parte della nuova soluzione di Risk Management. Per questo abbiamo deciso di farci raccontare da Giovanni Baruffini, CEO di Niuma, la soluzione da loro ideata per il Risk Management.

  • Dott. Baruffini, che tipo di soluzione avete realizzato per la gestione del rischio di fornitura?

Come sempre per i nostri progetti, siamo partiti dalle esigenze reali dei nostri clienti. Gestire i rischi nel procurement significa risolvere essenzialmente tre problemi:

  • identificare l’esposizione dei fornitori e dei materiali a una o più categorie di rischio
  • analizzare l’associazione tra i fornitori/materiali a rischio e gli eventi negativi eventualmente registrati durante l’esecuzione dei processi aziendali all’interno dell’organizzazione acquirente
  • valutare la probabilità e l’impatto degli elementi di rischio sull’intera azienda

Per questa ragione, quindi, abbiamo ideato una soluzione che supporti le aziende in queste tre fasi: Identificazione, Analisi e Valutazione del rischio. All’interno di questo quadro abbiamo pensato all’inserimento di automazioni e di algoritmi di Intelligenza Artificiale, laddove possibile, per rendere esponenzialmente più veloce il lavoro delle Funzioni Acquisti.

Per quanto riguarda l’Identificazione del rischio è stata fondamentale la collaborazione con GEFRAN. I dati relativi ai rischi sono spesso implicitamente contenuti nei dati che gli Uffici Acquisti posseggono e devono essere categorizzati e analizzati alla luce del tipo di conoscenza che se ne vuole estrarre. Con l’Ufficio che fa capo all’Ing. Mazzola, abbiamo raccolto e integrato i dati presenti nei database GEFRAN (informazioni su geolocalizzazione dei fornitori, sul numero di fornitori per un determinato componente, etc.) con informazioni derivanti da Info Provider (per esempio sull’obsolescenza dei materiali); abbiamo costruito un processo automatizzato di identificazione dei rischi relativi alle forniture; abbiamo infine consegnato un output che consiste in una dashboard interattiva che la Funzione Acquisti può consultare e interrogare per conoscere quali sono i materiali e le forniture interessati da eventuali rischi.

Proseguendo nel framework della soluzione, nella seconda fase, quella di Analisi del rischio, gli elementi di rischio precedentemente individuati vengono associati ad altri dati, relativi alla registrazione di alcuni eventi relativi alle funzioni aziendali (per esempio eventi di fornitura o di produzione). Da un lato, quindi, un elenco di probabili rischi, dall’altro le annotazioni di quanto accaduto (eventi positivi o negativi) ad esempio in fase di fornitura o di produzione.

È qui che entrano in gioco gli algoritmi di AI, per trovare correlazioni o schemi frequenti che denotano le cause principali degli eventi negativi, ma più di tutto per ottenere possibili previsioni di futuri eventi negativi.

Proviamo a fare un esempio, prendiamo il rischio di single source. Nell’elenco degli eventi negativi di fornitura potrebbero celarsi importanti correlazioni tra tali eventi e i single source, ovvero la presenza di un singolo fornitore in Albo per un determinato materiale; l’AI renderebbe visibili queste correlazioni, permettendo quindi di effettuare importanti valutazioni per mitigare e annullare un rischio di questo tipo.

L’ultima fase è poi quella di Risk Evaluation. La nostra soluzione va a valutare probabilità e impatto degli eventi negativi individuati precedentemente, restituendo degli alert sulla valutazione del rischio (ad esempio grave, e quindi da considerare con la massima priorità).

La sperimentazione fatta fianco a fianco con GEFRAN è la dimostrazione che una soluzione di Risk Management non può essere un prodotto a scaffale, ma deve nascere da un lavoro fatto di concerto insieme al cliente, che spesso conosce i rischi che la propria Supply Chain può subire, ma che soprattutto deve possedere una notevole quantità di dati da mettere a disposizione della sperimentazione con l’AI.

Noi abbiamo parlato, per esemplificare, solo di alcuni dei rischi in cui le Supply Chain possono incorrere; ma una soluzione flessibile e customizzabile come la nostra potrebbe essere applicata ad altre categorie di rischio, se i dati a disposizione dell’azienda – interni o provenienti da info provider – lo consentissero; rischi come avere in Albo fornitori situati tutti nella stessa area geografica, fornitori che non sono compliant rispetto alle indicazioni ESG, o ancora fornitori che non risultano – a un’analisi accurata – solidi finanziariamente.

Il vantaggio di una soluzione come questa per le Funzioni Acquisti, come sempre accade con l’applicazione dell’AI, è certamente un risparmio di tempo e un livello di automazione che non sono replicabili con i soli sforzi del personale aziendale.

 

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Rischio e resilienza: un binomio da gestire

Maggio 23, 2022

Rischio e resilienza: un binomio da gestire

Gestione degli Acquisti Nuove Tecnologie Risk Management Supply Chain Finance

Il rischio e la resilienza

Le aziende sono ben consapevoli della necessità di essere preparate di fronte a situazioni impreviste, cioè di avere un’organizzazione resiliente in grado di affrontarle cogliendo opportunità anche dagli aspetti negativi e di uscirne positivamente grazie alla capacità di gestire il cambiamento. Un efficace contributo alla resilienza, in grado di ridurre il numero delle situazioni impreviste, può venire dalla creazione di una mappa della vulnerabilità dell’azienda basata su uno scenario di rischio nel quale collocare gli eventi indesiderati che possono potenzialmente accadere:

  • da quelli che si manifestano con frequenza a quelli che hanno una scarsa probabilità di accadimento
  • da quelli che possono avere un impatto severo a quelli con impatto tollerabile

Definire il quadro dei fattori di rischio connessi agli eventi indesiderati e progettarne adeguate misure di prevenzione o di mitigazione, permette di riconoscere più tempestivamente e con maggiore completezza i momenti di difficoltà, resistere meglio agli impatti negativi e reagire più rapidamente con azioni innovative.

 

Il Procurement nella Supply chain

La gestione della supply chain aziendale è un tassello di questo scenario e l’acquisto di beni e servizi che contribuiscono alla creazione della catena del valore ne è una importante componente.

Molte aziende, nel contesto della globalizzazione dei mercati, hanno adottato business model che, pur finalizzati alla ricerca di benefici, contengono dei driver di rischio di fornitura, ovvero fattori di inasprimento che possono aumentare la probabilità di accadimento di un evento di rischio così come la severità del suo impatto sulle prestazioni aziendali:

  • esternalizzazione, che produce un allungamento delle catene di fornitura, permette di perseguire vantaggi competitivi ed efficienze operazionali, ma comporta un maggiore livello di esposizione a rischi legati ai fornitori
  • delocalizzazione di siti produttivi, che tende ad aumentare la distanza fisica e culturale tra clienti e fornitori e impone una costante attenzione sui “sistema paese” dei siti e sui sistemi di trasporto
  • globalizzazione delle catene di fornitura, che favorisce la ricerca di fornitori competitivi e innovativi, ma richiede un difficile consolidamento del quadro conoscitivo societario e ambientale
  • razionalizzazione della base di fornitura, che privilegia l’efficienza di una base più snella alla maggiore robustezza al rischio di una base più ampia e diversificata

Fornitura interrotta, qualità degradata, costi lievitati, vincoli giuridici imprevisti, problemi di reputazione ereditati dal fornitore sono fattori che mettono a rischio l’intera supply chain e la business continuity aziendale.

 

Il rischio di fornitura 

La visibilità sulla rete di fornitura permette di individuare le fonti di rischio e prendere decisioni finalizzate a limitarne l’impatto mettendo in campo le giuste misure basate su strategie di mitigazione quali:

  • elusione: da applicare con azioni drastiche ai rischi considerati inaccettabili
  • controllo: con il rigoroso monitoraggio di processi, fornitori e risorse al fine di ridurre le incertezze
  • cooperazione: basata sulla presenza di accordi tra organizzazioni della stessa catena di fornitura, al fine di migliorare la visibilità e la trasparenza
  • flessibilità: orientata ad aumentare la capacità delle organizzazioni di rispondere prontamente all’accadimento degli eventi di rischio

L’analisi degli eventi negativi, classificati secondo la natura del problema, per esempio “mancata consegna” piuttosto che “degrado della qualità”, e le cause scatenanti, per esempio “materie prime” piuttosto che “scorte di sicurezza”, permette una mappatura dei fattori di rischio più rilevanti, che causano incertezza sul regolare svolgimento delle attività, influenzando i flussi attesi di informazioni, materiali e prodotti.

Il controllo del rischio relativo ai beni oggetto di acquisto richiede il monitoraggio di indicatori, quali per esempio:

  • l’andamento dei prezzi per evitare o ridurre il rischio di costi imprevisti da assorbire
  • i parametri del “sistema paese” dell’area geografica di provenienza (instabilità, decisioni politiche che impongono regole che ostacolano il rispetto delle condizioni contrattuali pattuite)
  • vincoli di sostenibilità, certificazione, brevetto, design personalizzato

Il controllo del rischio legato ai fornitori si può esercitare tramite il processo di accreditamento nell’albo fornitori e il sistematico monitoraggio delle prestazioni e dei comportamenti, grazie anche a strumenti efficaci come le piattaforme digitali di procurement. La classificazione in fornitori critici, strategici e ordinari può indirizzare la costruzione di adeguati profili di rischio contestualizzati al proprio ambiente e al livello di rilevanza e di criticità per il business dell’azienda.

Il rischio reputazionale, potenzialmente capace di arrecare rilevanti danni all’azienda, può essere in parte ereditabile dalla filiera di fornitura e impone quindi un’attenta valutazione di fornitori diretti e subfornitori attraverso indicatori quali:

  • impegno sulle obbligazioni assunte
  • rispetto dei codici etici
  • conformità alle norme della sicurezza e della sostenibilità
  • adeguata governance d’impresa
  • adeguata trasparenza
  • composizione societaria

La sostenibilità finanziaria, da sempre all’attenzione delle aziende, può disporre di un ampio spettro di indicatori di rischio messi a disposizione anche da information provider specializzati, tenendo anche conto delle normative della nuova riforma della crisi di impresa. Infine, il rischio operativo può essere rilevato con il controllo delle prestazioni del fornitore attraverso indicatori come:

  • qualità
  • puntualità
  • flessibilità
  • reattività
  • rispetto delle clausole contrattuali e dei requisiti di fornitura
  • innovazione

Un’insufficiente valutazione di tutti i rischi potrebbe addirittura vanificare i benefici prodotti da una collaborazione virtuosa tra azienda e fornitore basata su condivisione di strategie, obiettivi e processi di ottimizzazione della supply chain.

La mappatura dei fattori di rischio ha un duplice obiettivo: definire delle priorità, classificandoli in base alla loro criticità nel contesto specifico d’impresa sia in termini di probabilità di accadimento che di impatto atteso sulle prestazioni aziendali; stilare un piano di azione suggerendo diverse strategie di mitigazione. Si arriva quindi alla definizione di una mappa di vulnerabilità che rappresenta l’esposizione dell’azienda al rischio di fornitura.

 

La resilienza della Supply chain

L’interrelazione tra resilienza nella supply chain e gestione dei rischi presenti nel ciclo di acquisto trova riscontro nel peso dell’impatto del rischio legato a disponibilità, qualità e prezzi dei beni e all’affidabilità dei fornitori su processi di produzione, controllo dei costi, valore creato, business continuity, come è emerso dall’emergenza Covd-19.  Questo riscontro dovrebbe rappresentare un fattore di accelerazione del processo di investimento per l’adozione di un adeguato sistema di gestione del rischio di fornitura, auspicato dai responsabili degli uffici acquisti, in grado di aiutare le imprese a superare con meno fatica anche eventi imprevedibili e traumatici.

Nel caso della pandemia di COVID-19, uno studio di Deloitte ha evidenziato che le imprese che avevano sviluppato un sistema di gestione del rischio nella catena di fornitura e avevano stilato un piano di continuità operativa per garantire una risposta efficace al verificarsi di uno o più eventi di rischio, si sono dimostrate le più preparate a gestire le conseguenze della pandemia. Queste imprese, avendo creato una catena di fornitura geograficamente diversificata, sono riuscite a ridurre i rischi di fornitura relativi a specifici paesi o regioni impattate maggiormente dal virus. L’analisi della rete di fornitura ha permesso loro di individuare le fonti di rischio e prendere misure di mitigazione riducendo ad esempio la dipendenza da fornitori specifici oppure munendosi di scorte di emergenza.

È possibile pensare a tecniche di intelligenza artificiale per l’analisi predittiva dei rischi connessi ai diversi soggetti coinvolti nelle procedure di procurement. Ad esempio:

  • la stima probabilistica del rischio di ritardo nelle consegne, e quindi del rischio di degrado dei flussi di produzione nella supply chain
  • la prevenzione di eventi dannosi le cui caratteristiche possono essere individuate con anticipo come nel caso del fallimento
  • l’allocazione ottimale degli ordini basata sullo studio del fabbisogno interno e delle disponibilità di mercato in modo da definire la corretta distribuzione delle quantità per i beni da acquistare e individuare i fornitori più adatti da impegnare.

Molte delle numerose proposte organizzative per costruire una supply chain resiliente si basano su un adattamento ai differenti contesti aziendali. Tra queste si segnala appunto la creazione di una mappatura dei rischi di fornitura con le misure di contrasto da adottare; l’incremento della flessibilità organizzativa per attivare risposte immediate; la rinuncia temporanea alla metodologia lean per acquisire flessibilità e aumentare la ridondanza delle scorte. Le due strategie lean e agile, basate su principi comuni quali miglioramento continuo e collegamento tra strategia e obiettivi, appaiono complementari: la gestione snella sembra più adeguata per operazioni prevalentemente di routine e ripetibili, mentre l’agile può trovare applicazione a progetti o situazioni di emergenza. Un sapiente uso combinato può migliorare significativamente la qualità dell’operatività e della resilienza.

Nel contesto del tema della business continuity aziendale i responsabili degli uffici acquisti stanno adottando nuovi modelli.  L’approccio alla gestione del rischio diventa più sistematico e “data driven”, grazie alla crescente disponibilità di dati messi a disposizione dalle piattaforme digitali di procurement e supply chain e da information provider e all’ingresso di nuove tecnologie quali l’intelligenza artificiale capace di operare su grandi quantità di dati e di produrre analisi descrittive, diagnostiche e predittive.

 

Articolo pubblicato su Approvvigionare febbraio 2021

Rischio di fornitura: come gestirlo?

Maggio 9, 2022

Rischio di fornitura: come gestirlo?

Gestione degli Acquisti Nuove Tecnologie Risk Management Scouting fornitori Supply Chain Finance

La gestione del rischio di fornitura o VRM (Vendor Risk Management) può essere definita come il piano globale per l’individuazione e la prevenzione di un’interruzione di fornitura da parte dei fornitori di un’azienda. Le strategie da mettere in atto in tal senso sono diverse; una solida politica di gestione del rischio dei fornitori può includere, infatti, diversi aspetti, tra cui i seguenti:

  • L’osservazione costante delle prestazioni del fornitore per assicurarsi che i requisiti del contratto siano soddisfatti.
  • Condizioni per assicurarsi che i fornitori soddisfino le linee guida di conformità di supervisione per la vostra azienda
  • Strumenti per monitorare questa conformità

Le aziende e le imprese possono affrontare il rischio di fornitura coinvolgendo i fornitori in una buona relazione. Migliorare il rapporto con i propri fornitori è uno strumento validissimo per evitare di incorrere in alcune situazioni problematiche per l’azienda. È importante comprendere che il fornitore non è solo la fonte di fornitura di beni e servizi per far funzionare un business senza problemi, ma gioca anche un ruolo vitale nel fornire informazioni e consigli utili al management.

Le aziende, quindi, dovrebbero concentrarsi sul rafforzamento della gestione del rischio di fornitura, non solo per evitare i danni conseguenti da una cattiva gestione del rapporto con i fornitori, ma anche per soddisfare le crescenti richieste dell’ambiente normativo.

 

La diversificazione d’impresa (o Inclusive Procurement) è il processo di differenziazione della catena di approvvigionamento, soprattutto grazie alla selezione di nuovi fornitori.
I motivi per cui vengono selezionati nuovi fornitori sono vari; perché possono svolgere un lavoro migliore rispetto ad altri, perché possono farlo in maniera più innovativa e perché, essendo talvolta più piccoli in dimensioni rispetto ad altri, riescono, magari, a offrire prezzi più competitivi.

Una attenta selezione e prequalifica dei fornitori è un fattore chiave nel controllo del rischio di fornitura. Un’analisi del rating dei fornitori, infatti, è essenziale prima di finalizzare il contratto con essi.
Attraverso queste valutazioni è possibile stabilire una fascia rischio per ciascun fornitore: rischio alto, moderato e basso, e di conseguenza monitorarlo in relazione alla sua fascia di rischio

Il monitoraggio delle prestazioni dei fornitori su base regolare permette alle aziende di essere consapevoli della capacità del fornitore di rispettare gli obblighi promessi.
La piattaforma Niuma consente ai team di Acquisti di costruire un’analisi approfondita delle performance dei fornitori e permette di ottenere una maggiore visibilità sui relativi rischi di fornitura.

La mappa del rischio aziendale come guida del business

Maggio 2, 2022

La mappa del rischio aziendale come guida del business

Gestione degli Acquisti Nuove Tecnologie Risk Management Scouting fornitori Supply Chain Finance

La mappa del rischio aziendale è il primo strumento di Risk Management per un business, fondamentale per analizzare i fattori di rischio e attuare, di conseguenza, delle misure di prevenzione e mitigazione. Questa mappa è progettata per evidenziare i problemi operativi o finanziari dell’organizzazione, monitorare e seguire i processi chiave che possono essere a rischio, così come le esposizioni o le minacce per sviluppare strategie al fine di mitigare tali rischi.

Una mappa del rischio aziendale è un profilo che ha lo scopo di identificare e quantificare la probabilità di eventi e misurare l’impatto o il danno associato al verificarsi dell’evento. Per sviluppare una mappa del rischio aziendale si analizzano le informazioni che identificano e descrivono l’impatto e la probabilità di ciascun rischio, così come il suo verificarsi per valutare le misure di mitigazione. Questo strumento, che può essere rappresentato con grafici o dati, si basa su diversi tipi di informazioni come i rischi interni – relativi, ad esempio, alle strutture dell’azienda e alla loro relativa manutenzione – ed esterni, come il contesto del settore in cui opera l’azienda o le forniture.

Abbiamo raccolto i cinque passi da effettuare quando si progetta la propria mappa del rischio.

 

  1. Nominare un comitato di rischio

La progettazione di una mappa del rischio fornisce informazioni complete e discriminate per comprendere meglio le minacce dell’azienda, così come i suoi processi e progetti. Questo aiuta a pianificare strategie per prevenire e mitigare impatti e danni. Identificare i possibili eventi che possono colpire l’organizzazione è un impegno dell’upper management, quindi, ci deve essere un comitato che si impegni a costruire la mappa.

  1. Definire il rischio

Per raccogliere informazioni con precisione, i membri del comitato devono definire il rischio e condurre un’analisi quantitativa e qualitativa per unificare i criteri. Per esempio, un rischio si presenta quando le forniture di un determinato prodotto sono legate a un solo fornitore o a più fornitori situati tutti nella stessa zona; se si interrompessero le forniture dall’unico supplier o succedesse qualcosa nella zona territoriale in cui si trovano tutti i fornitori il danno ricadrebbe anche sull’azienda cliente.

  1. Identificare i rischi

Ogni area dell’azienda deve analizzare i processi e le procedure per identificare i possibili rischi inerenti alle loro attività quotidiane, quelli che ostacolano o impediscono lo sviluppo delle loro strategie per raggiungere i loro obiettivi. Una volta identificati, devono essere inventariati e ognuno di essi deve essere descritto per conoscerne le possibili conseguenze. Questo promuove il lavoro di squadra in tutta l’organizzazione e aumenta il livello di responsabilità e collaborazione, così come la consapevolezza dello stesso.

  1. Valutare i rischi

Un’azienda deve classificare ogni rischio in base alle informazioni ottenute nella fase di identificazione e descrizione per poterli valutare e stabilire il livello di rischio e le azioni da intraprendere. Per fare ciò, si deve analizzare il grado di probabilità di accadimento e l’impatto di ogni rischio (alto, medio, basso) per mezzo di indicatori.

Si dovrebbe anche definire se il rischio è sistemico o meno. Con sistemico si intende il rischio che il settore a cui l’azienda appartiene subisca una crisi, mentre non sistemico è il rischio di una crisi dell’azienda non dovuta al settore in cui opera. Tutti i rischi devono essere considerati per avere un piano.

  1. Matrice di priorità

Dopo aver stilato la mappa del rischio aziendale, è necessario sviluppare una matrice di priorità per stabilire cosa richiede un’attenzione immediata. Si deve quindi decidere quali strategie di contrasto si devono attuare per ognuna delle minacce: eliminare un rischio inaccettabile; accettare un rischio per il quale le azioni di mitigazione risulterebbero più costose degli effetti generati dal verificarsi del rischio; ridurre il rischio, per esempio, modificando le decisioni aziendali che impattano sulla probabilità di accadimento; trasferire il rischio con il passaggio delle responsabilità relative a un evento di rischio a soggetti terzi, come ad esempio un assicuratore.

Uno strumento fondamentale sia per reperire i dati su cui effettuare la mappatura del rischio sia, poi, per monitorare il buon funzionamento di tutti i processi di approvvigionamento è una piattaforma di eProcurement. Nel prossimo articolo parleremo, nel dettaglio del rischio di fornitura e di come gestirlo.

 

I rischi legati al Procurement nel 2022

Febbraio 14, 2022

I rischi legati al Procurement nel 2022

Gestione degli Acquisti Non Conformità Nuove Tecnologie Risk Management

Di Risk Management si parla in ogni ambito, ma quali sono i rischi legati al Procurement in questo 2022 appena cominciato? Dal momento che il ruolo dell’approvvigionamento è cambiato, sono cambiati anche i rischi che devono essere considerati.

Innegabilmente, il 2020 e il 2021 hanno visto enormi sconvolgimenti in molte aree, e gli approvvigionamenti non hanno fatto eccezione. Queste sono alcune delle aree di rischio di approvvigionamento che stanno salendo alla ribalta quest’anno e che le organizzazioni devono tenere sotto controllo nel 2022.

 

  1. Ignorare le considerazioni ESG (tema della sostenibilità)

La pressione ambientale, sociale e di governance (ESG) sta diventando un tema dominante in ambito acquisti e sta cambiando il modo in cui gli acquisti stessi funzionano. I dipartimenti di procurement devono valutare come stanno incorporando i fattori ESG nelle loro attività prima che la legislazione li raggiunga. Nessuna organizzazione può permettersi di essere colta alla sprovvista.

Questa è un’area che potrebbe potenzialmente danneggiare qualsiasi azienda impreparata. Per esempio, un fornitore che non può garantire pratiche di lavoro eque potrebbe violare la legislazione, portando all’interruzione della produzione di un’azienda.

 

  1. Effetto del COVID-19 nelle catene di approvvigionamento (tema della resilienza)

L’effetto domino del COVID-19 sulle catene di fornitura in tutto il mondo può essere sentito in ogni settore dell’economia e le supply chain poco resilienti sono quelle che soffrono di più. Il risultato più evidente in questo frangente è il caos nella logistica e nei trasporti, il che significa carenze di componenti di produzione e ritardi nelle consegne, che a loro volta influenzano i prezzi lungo la catena.

Questo ha costretto le aziende a cambiare il modo in cui affrontano l’approvvigionamento e quelle che sono abbastanza agili da adattarsi ne sono uscite vincenti. Ha esposto al rischio, invece, quelle che non hanno piani di emergenza e anche quelle che si sono dimostrate troppo rigide nel loro modo di pensare.

 

  1. Frode e corruzione (tema della trasparenza)

Questo non è in realtà un nuovo rischio, ma un tema che dovrebbe essere da sempre al centro delle attenzioni delle aziende. Il rischio di frode e corruzione che si insinua nel processo di procurement è ancora una preoccupazione correlata a pratiche come le fatture false, l’appropriazione indebita e la collusione. Fortunatamente, ci sono modi per aiutare a limitare questo tipo di attività illegali.

Alcune delle misure da adottare in tema di trasparenza sono processi di autorizzazione automatizzati, approvazioni finanziarie gestite digitalmente con flussi di lavoro e firme elettroniche. Una giusta soluzione di Smart Procurement, infatti, può fornire trasparenza, automazione e conformità codificata.

 

  1. Sistemi procedurali scadenti

Sistemi procedurali scadenti possono introdurre rischi in diversi modi, come ad esempio:

  • Gestione lenta dei fornitori

I fornitori devono essere selezionati con attenzione per evitare problemi lungo la catena. Bisogna considerare certificazioni, assicurazioni, salute finanziaria e track record. Una volta che un fornitore è inglobato nell’Albo aziendale dovrebbe essere monitorato per prevenire il rischio di prestazioni scadenti e valutare la qualità di beni e servizi.

  • Analisi dei bisogni e previsioni inadeguate

La probabilità di spendere troppo o di superare le scadenze è alta se la pianificazione e l’analisi non sono fatte correttamente all’inizio del processo di procurement. Stabilire un piano di approvvigionamento completo incorporando tutti i parametri e i rischi evita di incappare in insuccessi nella supply chain, specialmente se la pianificazione è fatta usando un metodo standardizzato abilitato dalla vostra piattaforma di eProcurement

 

La tecnologia sta diventando essenziale per gestire la conformità al livello che i governi e le aziende richiedono. Quando si tratta di rischi legati al procurement, un software può essere la soluzione adatta a identificare e mitigare i fattori di rischio.

Una matrice di rischio digitalizzata e una lista di controllo può aiutare le aziende a identificare il rischio all’inizio del processo di approvvigionamento, impostando i piani di intervento di conseguenza. Ecco come un software di eProcurement può aiutare a mitigare il rischio:

  • Fornisce una traccia di controllo sicura delle azioni intraprese
  • Fornisce l’integrazione con altri sistemi, per esempio piattaforme finanziarie, riducendo gli errori umani
  • Fornisce strumenti di reporting e analisi
  • Mantiene elenchi di fornitori approvati
  • Permette di codificare le approvazioni, le regole aziendali e i regolamenti nel flusso di lavoro
  • Fornisce tracciabilità, trasparenza e visibilità
  • Permette una forte sicurezza dei dati

 

 

Cos’è la diversificazione d’impresa e come una rete di fornitori può ottimizzare il tuo Business

Agosto 5, 2021

Cos’è la diversificazione d’impresa e come una rete di fornitori può ottimizzare il tuo Business

Gestione degli Acquisti Gestione Dei Fornitori Risk Management Scouting fornitori Supply Chain Finance

In ambito aziendale, molto spesso, la diversificazione d’impresa viene anche definita come inclusive procurement, ovvero il processo di differenziazione della catena di approvvigionamento di una Azienda soprattutto grazie alla selezione ed integrazione di nuovi fornitori.

Tali supplier, nello specifico, vengono selezionati non solo perché possano svolgere un lavoro migliore rispetto ad altri ma perché possano farlo anche in maniera più innovativa e, magari, perché si contraddistinguano per essere persino più piccoli in dimensioni rispetto ad altri e quindi offrire anche prezzi potenzialmente più competitivi.

Un approccio di questo tipo, infatti, secondo anche molti studi, porta le Aziende a creare una base di fornitori all’avanguardia, lungimirante e solida, ovvero un aspetto fondamentale per tutti quei Business che hanno l’esigenza di differenziarsi nel mercato potendo fornire offerte e soluzioni su misura, ossia – da sempre – uno dei grandi punti di forza delle PMI italiane e non solo.

Prima di tutto, scegliere di gestire i propri fornitori in maniera ottimizzata e, per l’appunto, diversificata, significa anche poter rispecchiare meglio i propri Clienti.

Infatti, se le grandi Aziende sono spesso capaci di offrire servizi globali e prezzi più competitivi, sono però le piccole realtà che hanno la capacità di offrire maggiore flessibilità, efficienza e – alle volte – anche una ubicazione geografica migliore rispetto a grandi player del settore.

In tal senso, scegliere di costruire la propria supply chain facendo affidamento su Aziende di grande dimensione ed anche piccole, permette di poter mettere insieme i vantaggi di entrambe ed aumentare quindi non solo la propria produttività ma anche quella importante componente di resilienza che ogni Business del nuovo millennio deve poter dire di possedere ed offrire ai propri Clienti.

In secondo luogo – al contrario – scegliere di affidarsi sempre ad un solo fornitore e quindi non puntare all’inclusività, alla diversificazione, ma piuttosto all’esclusività ed all’esclusione, potrebbe portare solo ad una gestione fornitori molto rigida, a volte inefficiente, dai costi certamente più elevati poiché assente in negoziazione, e – infine – ad un approccio chiaramente meno innovativo e competitivo.

Tra l’altro, a dimostrare questo approccio, sono anche le Pubbliche Amministrazioni che, a livello europeo, incentivano la diversificazione e lo hanno fatto mettendo a punto normative europee che prevedono che il settore pubblico e le aziende regolamentate, come quelle che ad esempio si occupano di pubblica utilità, possano selezionare i fornitori anche tra piccole o medie Aziende e quindi diversificare rispetto ai grandi player.

Per promuovere ed adottare la diversificazione d’impresa, un modo molto semplice e snello è quello di affidarsi a piattaforme di selezione dei fornitori che, in un unico strumento, mettono insieme la ricerca dei supplier, la valutazione degli stessi e, soprattutto, il processo di compliance relativo a tutta la documentazione che un futuro fornitore deve dimostrare di possedere per essere qualificato ed affidabile.