Supplier Risk Assessment: vantaggi e sfide

Ottobre 24, 2022

Supplier Risk Assessment: vantaggi e sfide

Gestione degli Acquisti Gestione Dei Fornitori Non Conformità Risk Management

Gli eventi degli ultimi due anni ci hanno insegnato che la gestione del rischio di fornitura è alla base di un Procurement che funziona, per questa ragione è fondamentale parlare di Supplier Risk Assessment, l’unico modo per comprendere e mitigare il rischio.

I fornitori possono rappresentare un rischio per le aziende dal momento che sono essi stessi aziende, sono quindi soggetti agli stessi rischi di qualsiasi altra impresa, tra cui rischi finanziari, geopolitici, reputazionali e altri ancora. Di conseguenza, gli uffici Acquisti devono essere in grado di identificare e mitigare il più possibile questi rischi.

Cos’è il Supplier Risk Assessment

Il Supplier Risk Assessment, o valutazione del rischio di fornitura, è un insieme di metodi che le aziende possono utilizzare per individuare e affrontare le minacce associate alla collaborazione con determinati fornitori.

La lista dei rischi legati ai fornitori di un’azienda, specie in un momento storico come quello che stiamo vivendo, è potenzialmente fitta e può riguardare problemi di qualità dei prodotti, gestione delle consegne, instabilità finanziaria, compliance e altro ancora. Identificando e valutando questi rischi in anticipo, le aziende possono evitare o ridurre al minimo i potenziali problemi futuri.

I vantaggi del Supplier Risk Assessment

Oggi le organizzazioni sono più consapevoli della necessità di gestire i rischi della supply chain in modo coerente e proattivo. Un’interruzione delle forniture in qualsiasi punto della catena può avere un impatto significativo sulle operazioni aziendali, comprese le interruzioni della produzione, della consegna di beni e servizi e, in ultima analisi, dei ricavi e dei profitti.

Sebbene la valutazione del rischio dei fornitori non sia un concetto nuovo, l’attuale contesto economico globale l’ha resa una priorità assoluta per molte organizzazioni. La pandemia COVID-19 ha dimostrato quanto le catene di fornitura globali possano essere vulnerabili alle interruzioni e quanto rapidamente queste possano degenerare in problemi gravi.

Il rischio per i fornitori è significativo e può includere danni finanziari, operativi e di reputazione per l’azienda. Per questo motivo, un programma completo di valutazione del rischio dei fornitori è fondamentale per la capacità di un’organizzazione di mitigare il rischio dei fornitori, anche prima dell’ingresso in azienda.

La gestione del rischio della catena di approvvigionamento è un processo continuo. Per proteggere la propria azienda, bisogna essere proattivi e comprendere chiaramente, identificandoli e analizzandoli, i fattori di rischio legati alla collaborazione con i diversi fornitori.

Le sfide del Supplier Risk Assessment

L’esecuzione di una valutazione accurata e completa del rischio legato ai fornitori può essere impegnativa per diversi motivi:

  1. Ampia base di fornitori

Il numero di fornitori di un’azienda può variare in modo significativo a seconda del settore e delle dimensioni. Per esempio, grandi aziende o aziende del settore manifatturiero possono avere anche migliaia di fornitori, mentre aziende più piccole possono avere un parco fornitori più ristretto. Per questo motivo, eseguire una valutazione del rischio accurata e completa per tutti i fornitori può essere impegnativo.

 

  1. Valutazioni diverse a seconda dell’organizzazione

Non esiste una strategia unica per il Supplier Risk Assessment. Ogni organizzazione è unica e presenta rischi diversi associati ai propri fornitori. Per questa ragione ciò che funziona per un’azienda di un determinato settore o di una certa grandezza non è detto che funzioni per le altre.

 

  1. Mancanza di risorse

In mancanza di competenze interne e strumenti per strutturare efficacemente una strategia di Supplier Risk Assessment, è difficile per le funzioni acquisti condurre una valutazione completa. Inoltre, l’analisi del rischio legato ai fornitori è un’attività che richiede tempo e studio puntuale, per cui la mancanza di risorse o di strumenti dedicati a questo lavoro può essere una sfida.

 

  1. Complessità della Supply Chain

Le catene di fornitura odierne possono coinvolgere una moltitudine di soggetti per la produzione di un singolo prodotto. Spesso si estendono su più Paesi e ogni anello della catena introduce nuovi rischi. Per questo motivo, la complessità della Supply Chain può rendere difficile presidiarne ogni singolo passaggio e analizzare e valutare correttamente i rischi collegati.

 

  1. Limitazioni dei dati

Per il Supplier Risk Assessment, le organizzazioni devono avere a disposizione diversi dati; possono essere informazioni finanziarie, indicatori di performance, metriche di controllo della qualità e altro ancora. I dati in questione, però, non sempre sono facili da reperire: possono essere richiesti a Infoprovider (dati su rating ESG o stabilità finanziaria del fornitore); possono derivare dallo storico di fornitura che l’azienda possiede o possono essere condivise direttamente dal fornitore.

 

Per supportare le aziende nella gestione del rischio di fornitura, abbiamo ideato una soluzione che supporti le aziende in queste tre fasi: Identificazione, Analisi e Valutazione del rischio. All’interno di questo quadro abbiamo pensato all’inserimento di automazioni e di algoritmi di Intelligenza Artificiale proprio per aiutare le funzioni Acquisti in questo processo.

6 vantaggi che l’eProcurement porta al tuo business

Settembre 5, 2022

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eProcurement Gestione degli Acquisti Strategia di acquisto

Gli eventi degli ultimi due anni ci hanno insegnato che la gestione del rischio di fornitura è alla base di un Procurement che funziona, per questa ragione è fondamentale parlare di Supplier Risk Assessment, l’unico modo per comprendere e mitigare il rischio.

I fornitori possono rappresentare un rischio per le aziende dal momento che sono essi stessi aziende, sono quindi soggetti agli stessi rischi di qualsiasi altra impresa, tra cui rischi finanziari, geopolitici, reputazionali e altri ancora. Di conseguenza, gli uffici Acquisti devono essere in grado di identificare e mitigare il più possibile questi rischi.

Cos’è il Supplier Risk Assessment

Il Supplier Risk Assessment, o valutazione del rischio di fornitura, è un insieme di metodi che le aziende possono utilizzare per individuare e affrontare le minacce associate alla collaborazione con determinati fornitori.

La lista dei rischi legati ai fornitori di un’azienda, specie in un momento storico come quello che stiamo vivendo, è potenzialmente fitta e può riguardare problemi di qualità dei prodotti, gestione delle consegne, instabilità finanziaria, compliance e altro ancora. Identificando e valutando questi rischi in anticipo, le aziende possono evitare o ridurre al minimo i potenziali problemi futuri.

I vantaggi del Supplier Risk Assessment

Oggi le organizzazioni sono più consapevoli della necessità di gestire i rischi della supply chain in modo coerente e proattivo. Un’interruzione delle forniture in qualsiasi punto della catena può avere un impatto significativo sulle operazioni aziendali, comprese le interruzioni della produzione, della consegna di beni e servizi e, in ultima analisi, dei ricavi e dei profitti.

Sebbene la valutazione del rischio dei fornitori non sia un concetto nuovo, l’attuale contesto economico globale l’ha resa una priorità assoluta per molte organizzazioni. La pandemia COVID-19 ha dimostrato quanto le catene di fornitura globali possano essere vulnerabili alle interruzioni e quanto rapidamente queste possano degenerare in problemi gravi.

Il rischio per i fornitori è significativo e può includere danni finanziari, operativi e di reputazione per l’azienda. Per questo motivo, un programma completo di valutazione del rischio dei fornitori è fondamentale per la capacità di un’organizzazione di mitigare il rischio dei fornitori, anche prima dell’ingresso in azienda.

La gestione del rischio della catena di approvvigionamento è un processo continuo. Per proteggere la propria azienda, bisogna essere proattivi e comprendere chiaramente, identificandoli e analizzandoli, i fattori di rischio legati alla collaborazione con i diversi fornitori.

Le sfide del Supplier Risk Assessment

L’esecuzione di una valutazione accurata e completa del rischio legato ai fornitori può essere impegnativa per diversi motivi:

  1. Ampia base di fornitori

Il numero di fornitori di un’azienda può variare in modo significativo a seconda del settore e delle dimensioni. Per esempio, grandi aziende o aziende del settore manifatturiero possono avere anche migliaia di fornitori, mentre aziende più piccole possono avere un parco fornitori più ristretto. Per questo motivo, eseguire una valutazione del rischio accurata e completa per tutti i fornitori può essere impegnativo.

 

  1. Valutazioni diverse a seconda dell’organizzazione

Non esiste una strategia unica per il Supplier Risk Assessment. Ogni organizzazione è unica e presenta rischi diversi associati ai propri fornitori. Per questa ragione ciò che funziona per un’azienda di un determinato settore o di una certa grandezza non è detto che funzioni per le altre.

 

  1. Mancanza di risorse

In mancanza di competenze interne e strumenti per strutturare efficacemente una strategia di Supplier Risk Assessment, è difficile per le funzioni acquisti condurre una valutazione completa. Inoltre, l’analisi del rischio legato ai fornitori è un’attività che richiede tempo e studio puntuale, per cui la mancanza di risorse o di strumenti dedicati a questo lavoro può essere una sfida.

 

  1. Complessità della Supply Chain

Le catene di fornitura odierne possono coinvolgere una moltitudine di soggetti per la produzione di un singolo prodotto. Spesso si estendono su più Paesi e ogni anello della catena introduce nuovi rischi. Per questo motivo, la complessità della Supply Chain può rendere difficile presidiarne ogni singolo passaggio e analizzare e valutare correttamente i rischi collegati.

 

  1. Limitazioni dei dati

Per il Supplier Risk Assessment, le organizzazioni devono avere a disposizione diversi dati; possono essere informazioni finanziarie, indicatori di performance, metriche di controllo della qualità e altro ancora. I dati in questione, però, non sempre sono facili da reperire: possono essere richiesti a Infoprovider (dati su rating ESG o stabilità finanziaria del fornitore); possono derivare dallo storico di fornitura che l’azienda possiede o possono essere condivise direttamente dal fornitore.

 

Per supportare le aziende nella gestione del rischio di fornitura, abbiamo ideato una soluzione che supporti le aziende in queste tre fasi: Identificazione, Analisi e Valutazione del rischio. All’interno di questo quadro abbiamo pensato all’inserimento di automazioni e di algoritmi di Intelligenza Artificiale proprio per aiutare le funzioni Acquisti in questo processo.

4 modi per ottimizzare la Supply Chain

Luglio 11, 2022

4 modi per ottimizzare la Supply Chain

Gestione degli Acquisti Gestione Dei Fornitori Nuove Tecnologie Supply Chain Finance

Ottimizzare la Supply Chain di un’azienda è, oggi più che mai, vitale. La definizione di supply chain è quella di una rete di organizzazioni coinvolte, attraverso collegamenti a monte e a valle, nei diversi processi e attività che producono valore in forma di servizi e prodotti nelle mani del consumatore finale.

La supply chain della vostra azienda è come il suo sistema circolatorio: l’azienda non può funzionare correttamente se non riceve i rifornimenti necessari nei vari punti della sua attività. Ad esempio, se gestite una flotta di veicoli per le consegne, non riuscirete a fare affari senza il carburante sufficiente per far funzionare i veicoli.

Per questo motivo, ottimizzare la supply chain è di grande importanza per ogni organizzazione. Ecco 4 punti per rendere fattibile questo efficientamento.

 

  1. Interazione dei livelli della catena

I vostri supplier hanno, a loro volta, dei supplier che riforniscono loro e, alla fine, tutte le catene si riconducono alle materie prime; ma ottimizzare la supply chain va a vantaggio di tutti gli anelli della catena.

La comunicazione costante tra ogni parte della catena migliora l’efficienza dell’intero processo. Consideriamo un’azienda con una flotta di camion per le consegne. I camion devono essere riforniti di carburante, sottoposti a manutenzione e riparati, quando necessario. Per queste tre esigenze, avrete tre catene di approvvigionamento: carburante, pezzi di ricambio e attrezzi.

Per ottimizzare la supply chain, dovete essere in contatto con tutti gli aspetti di ciascuna catena di approvvigionamento. Questo include i trasportatori di carburante, i metallurgisti, i macchinisti, i trasportatori e i rivenditori di pezzi di ricambio e utensili. La gestione delle relazioni con i fornitori (SRM) è un’iniziativa importante per migliorare le prestazioni della catena di fornitura.

Le organizzazioni devono lavorare a stretto contatto con i fornitori per garantire le consegne o cercare altre fonti di approvvigionamento quando le materie prime critiche sono a rischio. Il supporto dei dirigenti e una tecnologia adeguata sono componenti chiave per aumentare l’attrattiva dell’organizzazione nei confronti dei fornitori critici per l’azienda.

Gli strumenti di ottimizzazione della supply chain consentono un’interazione più agevole con i fornitori, una gestione più semplice degli obblighi reciproci e l’accesso a dati precisi sulle transazioni e sui risultati aziendali.

  1. Gestione dell’inventario

Per ottimizzare la supply chain è necessario che le aziende mantengano scorte adeguate, conoscano lo stato degli articoli acquistati e ricevano aggiornamenti tempestivi sulle consegne. Durante la pandemia, un numero maggiore di aziende si è occupato dell’offerta piuttosto che della domanda, evidenziando quanto le aziende non siano attrezzate per mantenere adeguati livelli di scorte in tempi di interruzione. Una corretta gestione delle scorte garantisce che i prodotti vengano utilizzati nel modo giusto.

Supponiamo che un’azienda alimentare con una flotta di camion per le consegne consegni prodotti biologici sia ai negozi che ai singoli clienti. Uno dei maggiori vantaggi di una gestione efficace dell’inventario è quello di evitare il deterioramento dei prodotti. Nessuno vuole ordinare frutta e verdura e vedersele consegnate in uno stato deteriorato.

Bisogna anche sapere di quante scorte si ha bisogno. Se potete vendere solo 500 casse di pomodori biologici, non volete pagare per 600 casse, perché 100 casse diventerebbero immediatamente scorte morte. Inoltre, si rovineranno rapidamente, con conseguente perdita di tempo e denaro investito.

  1. Logistica

La logistica è fondamentalmente nel trasporto delle merci da un luogo all’altro. Le merci devono arrivare rapidamente per soddisfare la domanda dei clienti. Il trasporto di articoli deperibili, come i prodotti biologici, richiede una cura supplementare per evitare il deterioramento.

Per capire quanto la logistica sia essenziale, vediamo come interagiscono le varie catene. Avete un ordine di 50 tonnellate di uva da consegnare al magazzino di un noto supermercato. Uno dei vostri veicoli per le consegne si rompe durante il tragitto verso il magazzino e si verifica un ritardo di tre ore. Inutile dire che il supermercato non è contento di voi. Non si è rovinato nulla, ma il supermercato non ha rispettato la scadenza per i saldi del fine settimana che prevedevano prodotti biologici.

  1. Tecnologia

Il nodo della tecnologia nell’ottimizzare la supply chain, è centrale. Forbes lo identifica in uno dei 4 trend che danno forma alla Supply Chain di oggi. Le telefonate sono sempre state utili, ma in un ambito commerciale è necessario comunicare più rapidamente. A seconda delle dimensioni della vostra azienda, potreste aver bisogno di una soluzione basata sulla tecnologia dell’intelligenza artificiale (AI) per automatizzare gli ordini. Se l’ipotetica azienda di prodotti biologici ha 50 camion e alcuni magazzini e centri di distribuzione, potrebbe essere in grado di ottimizzare la supply chain con pochi PC.

Aziende di grandi dimensioni, invece, hanno bisogno di intere divisioni supportate dalla tecnologia più potente e da protocolli e software di gestione sicuri e basati sul cloud, insieme a migliaia di persone che mantengano un controllo su quell’impresa colossale che è la loro supply chain.

 

Le catene di approvvigionamento possono essere a volte estremamente complesse e difficili da gestire, soprattutto per le organizzazioni che si affidano a un gran numero di fornitori per la produzione di diversi prodotti e servizi. Data l’ulteriore incertezza e il rischio di interruzioni degli approvvigionamenti, investire in strumenti tecnologici atti a ottimizzare la supply chain migliora anche l’aspetto di gestione dei rischi.

Approvvigionamento di materie prime: alcuni consigli per gestirne la crisi

Luglio 4, 2022

Approvvigionamento di materie prime: alcuni consigli per gestirne la crisi

Gestione degli Acquisti Risk Management Strategia di acquisto Supply Chain Finance

La crisi dell’approvvigionamento di materie prime è ormai una realtà in tutto il mondo. Quando è stata dichiarata la pandemia, abbiamo assistito a un sussulto delle economie globali. Oggi stiamo assistendo a un nuovo fenomeno: un rimbalzo, una ripresa a rotta di collo della domanda di beni e una corsa alle scorte di quasi tutte le materie prime da parte dei produttori.

Le carenze, le strozzature nei trasporti e le impennate dei prezzi si avvicinano ai livelli più alti della memoria recente. Anche le spese di inventario, trasporto e magazzino sono aumentate. Ad aggravare ulteriormente la situazione c’è un elenco insolitamente lungo e crescente di eventi problematici che hanno colpito le Supply Chain.

L’incidente nel Canale di Suez, che ha avuto ripercussioni sul trasporto marittimo mondiale; la congestione nei porti cinesi per le misure anti-Covid; l’aumento esponenziale dei costi di trasporto; non ultima la guerra contro l’Ucraina.

La carenza e la difficoltà di approvvigionamento di materie prime ha chiaramente un impatto su tutta la supply chain e sugli stakeholder coinvolti: la conseguenza principale e più tangibile per i business è certamente il ritardo delle consegne e la conseguente difficoltà nella pianificazione produttiva, che, a loro volta, si ripercuotono sui clienti finali.

Non solo si presenta un effetto domino che colpisce la filiera, ma gli approvvigionamenti sono costretti in questi casi a rimodulare gli ordini sulla base della disponibilità delle materie prime interessate, costringendo a volte la riprogrammazione della produzione.

Ci sono, tuttavia, alcune strategie che si possono utilizzare per migliorare l’approvvigionamento delle materie prime e gestire al meglio la catena di fornitura.

 

  1. Previsione della domanda

Il primo passo per la gestione dell’approvvigionamento di materie prime è la possibilità di avere una previsione dei consumi. È fondamentale comprendere l’esigenza dell’azienda di avere una stima dei consumi per condividere e pianificare regolarmente i dettagli della previsione della domanda di materie prime con i fornitori interessati.

Ciò consentirà di lavorare in modo reattivo con tutti gli attori coinvolti, richiedendo in modo puntuale e preciso l’aggiornamento costante sui prezzi.

  1. Approvvigionarsi localmente quando è possibile

Approvvigionarsi localmente ha senza dubbi i suoi vantaggi. Innanzitutto, è più facile determinare se i materiali sono di provenienza etica e sostenibile. Conoscendo localmente il fornitore è più immediato seguire le sue logiche di approvvigionamento e di produzione, oltre al fatto che è possibile richiedere specifiche ispezioni di controllo senza perdere giornate in spostamenti.

Oltre a questo vantaggio, occorre tener presente la facilità nel fare arrivare i materiali, elemento che comporta meno rischio di trasporto e di conseguenza meno ritardi di consegna. In molte circostanze, quindi, trovare un fornitore locale che riesca a consegnare velocemente, anche in situazioni estremamente dinamiche di produzione, resta un vantaggio indiscutibile.

Sicuramente, in questo caso, rimane aperto il tema costo dei materiali, che determinano un’incidenza sostanziale nella scelta del fornitore e che hanno un impatto fondamentale sul TCO di fornitura.

  1. Costruire un elenco diversificato di fonti per le materie prime

La diversificazione dell’approvvigionamento di materie prime implica sicuramente un’analisi del rischio di fornitura.

Infatti l’approvvigionamento esclusivo può comportare meno costi, ma significa che si dipende interamente da quell’unica fonte. Pertanto, se ci fossero carenze e problemi che riguardano quel fornitore, ci si potrebbe trovare nell’impossibilità di superarli con il rischio di bloccare l’approvvigionamento e di conseguenza la produzione. Se invece il vostro approvvigionamento di materie prime fosse diversificato, sicuramente il rischio di fronitura si abbasserebbe consentendo di approvvigionarsi anche in situazioni critiche di mercato.

 

  1. Collegarsi con un distributore

I distributori possono spesso aiutare a trovare ulteriori risorse quando ci si trova in difficoltà con la fonte di approvvigionamento principale. Di solito i distributori acquistano e vendono a livello globale, il che significa che sono in grado di tenere il passo con le tendenze attuali e di fornire la soluzione più conveniente per le attuali esigenze di approvvigionamento di materie prime.

Spesso i distributori dispongono anche di risorse che vanno ben oltre quelle a cui si può accedere da soli, il che significa che possono essere in grado di trovare percorsi di fornitura o soluzioni che aiutino a superare momenti critici.

  1. Gestire il Procurement con una piattaforma in cloud

Una piattaforma digitale per il Procurement può aiutare a gestire i problemi derivanti dalla difficoltà di reperimento e approvvigionamento delle materie prime: digitalizzare il ciclo degli acquisti, infatti, consente di avere maggiore visibilità dell’intera supply chain.

vantaggi dati da una piattaforma di e-procurement sono molti:

  • la visibilità e la tracciabilità di eventuali ritardi nella consegna della merce e dello stato delle transazioni con il fornitore
  • la gestione pianificata delle eccezioni e delle situazioni critiche
  • l’organizzazione e la collaborazione tra i singoli reparti
  • un sistema di vendor management efficace che permette di valutare le performance dei fornitori (e che, peraltro, permette di esaminare la dichiarazione di origine merce)

Rischio e resilienza: un binomio da gestire

Maggio 23, 2022

Rischio e resilienza: un binomio da gestire

Gestione degli Acquisti Nuove Tecnologie Risk Management Supply Chain Finance

Il rischio e la resilienza

Le aziende sono ben consapevoli della necessità di essere preparate di fronte a situazioni impreviste, cioè di avere un’organizzazione resiliente in grado di affrontarle cogliendo opportunità anche dagli aspetti negativi e di uscirne positivamente grazie alla capacità di gestire il cambiamento. Un efficace contributo alla resilienza, in grado di ridurre il numero delle situazioni impreviste, può venire dalla creazione di una mappa della vulnerabilità dell’azienda basata su uno scenario di rischio nel quale collocare gli eventi indesiderati che possono potenzialmente accadere:

  • da quelli che si manifestano con frequenza a quelli che hanno una scarsa probabilità di accadimento
  • da quelli che possono avere un impatto severo a quelli con impatto tollerabile

Definire il quadro dei fattori di rischio connessi agli eventi indesiderati e progettarne adeguate misure di prevenzione o di mitigazione, permette di riconoscere più tempestivamente e con maggiore completezza i momenti di difficoltà, resistere meglio agli impatti negativi e reagire più rapidamente con azioni innovative.

 

Il Procurement nella Supply chain

La gestione della supply chain aziendale è un tassello di questo scenario e l’acquisto di beni e servizi che contribuiscono alla creazione della catena del valore ne è una importante componente.

Molte aziende, nel contesto della globalizzazione dei mercati, hanno adottato business model che, pur finalizzati alla ricerca di benefici, contengono dei driver di rischio di fornitura, ovvero fattori di inasprimento che possono aumentare la probabilità di accadimento di un evento di rischio così come la severità del suo impatto sulle prestazioni aziendali:

  • esternalizzazione, che produce un allungamento delle catene di fornitura, permette di perseguire vantaggi competitivi ed efficienze operazionali, ma comporta un maggiore livello di esposizione a rischi legati ai fornitori
  • delocalizzazione di siti produttivi, che tende ad aumentare la distanza fisica e culturale tra clienti e fornitori e impone una costante attenzione sui “sistema paese” dei siti e sui sistemi di trasporto
  • globalizzazione delle catene di fornitura, che favorisce la ricerca di fornitori competitivi e innovativi, ma richiede un difficile consolidamento del quadro conoscitivo societario e ambientale
  • razionalizzazione della base di fornitura, che privilegia l’efficienza di una base più snella alla maggiore robustezza al rischio di una base più ampia e diversificata

Fornitura interrotta, qualità degradata, costi lievitati, vincoli giuridici imprevisti, problemi di reputazione ereditati dal fornitore sono fattori che mettono a rischio l’intera supply chain e la business continuity aziendale.

 

Il rischio di fornitura 

La visibilità sulla rete di fornitura permette di individuare le fonti di rischio e prendere decisioni finalizzate a limitarne l’impatto mettendo in campo le giuste misure basate su strategie di mitigazione quali:

  • elusione: da applicare con azioni drastiche ai rischi considerati inaccettabili
  • controllo: con il rigoroso monitoraggio di processi, fornitori e risorse al fine di ridurre le incertezze
  • cooperazione: basata sulla presenza di accordi tra organizzazioni della stessa catena di fornitura, al fine di migliorare la visibilità e la trasparenza
  • flessibilità: orientata ad aumentare la capacità delle organizzazioni di rispondere prontamente all’accadimento degli eventi di rischio

L’analisi degli eventi negativi, classificati secondo la natura del problema, per esempio “mancata consegna” piuttosto che “degrado della qualità”, e le cause scatenanti, per esempio “materie prime” piuttosto che “scorte di sicurezza”, permette una mappatura dei fattori di rischio più rilevanti, che causano incertezza sul regolare svolgimento delle attività, influenzando i flussi attesi di informazioni, materiali e prodotti.

Il controllo del rischio relativo ai beni oggetto di acquisto richiede il monitoraggio di indicatori, quali per esempio:

  • l’andamento dei prezzi per evitare o ridurre il rischio di costi imprevisti da assorbire
  • i parametri del “sistema paese” dell’area geografica di provenienza (instabilità, decisioni politiche che impongono regole che ostacolano il rispetto delle condizioni contrattuali pattuite)
  • vincoli di sostenibilità, certificazione, brevetto, design personalizzato

Il controllo del rischio legato ai fornitori si può esercitare tramite il processo di accreditamento nell’albo fornitori e il sistematico monitoraggio delle prestazioni e dei comportamenti, grazie anche a strumenti efficaci come le piattaforme digitali di procurement. La classificazione in fornitori critici, strategici e ordinari può indirizzare la costruzione di adeguati profili di rischio contestualizzati al proprio ambiente e al livello di rilevanza e di criticità per il business dell’azienda.

Il rischio reputazionale, potenzialmente capace di arrecare rilevanti danni all’azienda, può essere in parte ereditabile dalla filiera di fornitura e impone quindi un’attenta valutazione di fornitori diretti e subfornitori attraverso indicatori quali:

  • impegno sulle obbligazioni assunte
  • rispetto dei codici etici
  • conformità alle norme della sicurezza e della sostenibilità
  • adeguata governance d’impresa
  • adeguata trasparenza
  • composizione societaria

La sostenibilità finanziaria, da sempre all’attenzione delle aziende, può disporre di un ampio spettro di indicatori di rischio messi a disposizione anche da information provider specializzati, tenendo anche conto delle normative della nuova riforma della crisi di impresa. Infine, il rischio operativo può essere rilevato con il controllo delle prestazioni del fornitore attraverso indicatori come:

  • qualità
  • puntualità
  • flessibilità
  • reattività
  • rispetto delle clausole contrattuali e dei requisiti di fornitura
  • innovazione

Un’insufficiente valutazione di tutti i rischi potrebbe addirittura vanificare i benefici prodotti da una collaborazione virtuosa tra azienda e fornitore basata su condivisione di strategie, obiettivi e processi di ottimizzazione della supply chain.

La mappatura dei fattori di rischio ha un duplice obiettivo: definire delle priorità, classificandoli in base alla loro criticità nel contesto specifico d’impresa sia in termini di probabilità di accadimento che di impatto atteso sulle prestazioni aziendali; stilare un piano di azione suggerendo diverse strategie di mitigazione. Si arriva quindi alla definizione di una mappa di vulnerabilità che rappresenta l’esposizione dell’azienda al rischio di fornitura.

 

La resilienza della Supply chain

L’interrelazione tra resilienza nella supply chain e gestione dei rischi presenti nel ciclo di acquisto trova riscontro nel peso dell’impatto del rischio legato a disponibilità, qualità e prezzi dei beni e all’affidabilità dei fornitori su processi di produzione, controllo dei costi, valore creato, business continuity, come è emerso dall’emergenza Covd-19.  Questo riscontro dovrebbe rappresentare un fattore di accelerazione del processo di investimento per l’adozione di un adeguato sistema di gestione del rischio di fornitura, auspicato dai responsabili degli uffici acquisti, in grado di aiutare le imprese a superare con meno fatica anche eventi imprevedibili e traumatici.

Nel caso della pandemia di COVID-19, uno studio di Deloitte ha evidenziato che le imprese che avevano sviluppato un sistema di gestione del rischio nella catena di fornitura e avevano stilato un piano di continuità operativa per garantire una risposta efficace al verificarsi di uno o più eventi di rischio, si sono dimostrate le più preparate a gestire le conseguenze della pandemia. Queste imprese, avendo creato una catena di fornitura geograficamente diversificata, sono riuscite a ridurre i rischi di fornitura relativi a specifici paesi o regioni impattate maggiormente dal virus. L’analisi della rete di fornitura ha permesso loro di individuare le fonti di rischio e prendere misure di mitigazione riducendo ad esempio la dipendenza da fornitori specifici oppure munendosi di scorte di emergenza.

È possibile pensare a tecniche di intelligenza artificiale per l’analisi predittiva dei rischi connessi ai diversi soggetti coinvolti nelle procedure di procurement. Ad esempio:

  • la stima probabilistica del rischio di ritardo nelle consegne, e quindi del rischio di degrado dei flussi di produzione nella supply chain
  • la prevenzione di eventi dannosi le cui caratteristiche possono essere individuate con anticipo come nel caso del fallimento
  • l’allocazione ottimale degli ordini basata sullo studio del fabbisogno interno e delle disponibilità di mercato in modo da definire la corretta distribuzione delle quantità per i beni da acquistare e individuare i fornitori più adatti da impegnare.

Molte delle numerose proposte organizzative per costruire una supply chain resiliente si basano su un adattamento ai differenti contesti aziendali. Tra queste si segnala appunto la creazione di una mappatura dei rischi di fornitura con le misure di contrasto da adottare; l’incremento della flessibilità organizzativa per attivare risposte immediate; la rinuncia temporanea alla metodologia lean per acquisire flessibilità e aumentare la ridondanza delle scorte. Le due strategie lean e agile, basate su principi comuni quali miglioramento continuo e collegamento tra strategia e obiettivi, appaiono complementari: la gestione snella sembra più adeguata per operazioni prevalentemente di routine e ripetibili, mentre l’agile può trovare applicazione a progetti o situazioni di emergenza. Un sapiente uso combinato può migliorare significativamente la qualità dell’operatività e della resilienza.

Nel contesto del tema della business continuity aziendale i responsabili degli uffici acquisti stanno adottando nuovi modelli.  L’approccio alla gestione del rischio diventa più sistematico e “data driven”, grazie alla crescente disponibilità di dati messi a disposizione dalle piattaforme digitali di procurement e supply chain e da information provider e all’ingresso di nuove tecnologie quali l’intelligenza artificiale capace di operare su grandi quantità di dati e di produrre analisi descrittive, diagnostiche e predittive.

 

Articolo pubblicato su Approvvigionare febbraio 2021